La linea ferroviaria Venezia–Trieste è un collegamento strategico del Nord Est. Il progetto di potenziamento prevede un pacchetto di interventi infrastrutturali e tecnologici (soppressione di passaggi a livello, varianti di tracciato, nuovi posti di movimento, aggiornamento del segnalamento) finalizzati a innalzare la velocità di progetto fino a 200 km/h. Tra gli obiettivi principali vi sono la riduzione dei tempi di viaggio (fino a circa 10 minuti in meno per i treni lunga percorrenza, con gli interventi di prima fase, mentre fino a 30 minuti in meno a completamento), l’incremento della capacità oraria (da 7 a 10 treni/ora per senso) e il miglioramento della regolarità del servizio sia passeggeri sia merci. L’intervento, parte integrante dei corridoi europei Mediterraneo e Baltico–Adriatico, è parzialmente finanziato con fondi nazionali e del PNRR. Il Commissario straordinario di Governo nominato per l’opera è l’ing. Vincenzo Macello.
Rete Ferroviaria Italiana (RFI) è soggetto attuatore per conto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), collaborazione di Regione Veneto e Regione Autonoma Friuli-Venezia-Giulia.
L’investimento complessivo è confermato in circa 1,808 miliardi di euro
Risultano stanziati solo circa 260 milioni dei 1,8 miliardi previsti.
Per quanto riguarda gli interventi nel tratto Ronchi- Aurisina le caratteristiche prestazionali della linea attuale e l’orografia dei luoghi non consentirebbero di ottenere le prestazioni del resto della direttrice Venezia-Trieste attraverso il solo potenziamento della linea esistente. Sarà dunque necessario un nuovo tratto di linea di circa 23 km.
La criticità principale rimane la carenza di copertura finanziaria completa del progetto. A luglio 2025 nel nuovo Decreto Infrastrutture non sono state stanziate risorse aggiuntive per la velocizzazione Venezia–Trieste. La mancanza di finanziamenti certi allunga i tempi di realizzazione e rende incerta la continuità dei cantieri. Parallelamente, il consenso locale sugli interventi infrastrutturali è problematico: diversi comuni hanno rifiutato le soluzioni proposte per la soppressione dei PL, con la conseguenza che alcune procedure autorizzative si sono chiuse senza esito positivo. Tale occorrenza è stata anche delineata nell’ambito delle varianti di Ronchi e Latisana. In sintesi, oltre alla consueta complessità tecnico-amministrativa, le nuove criticità del 2025 riguardano principalmente la carenza di fondi dedicati e le difficoltà di dialogo con gli enti locali interessati.