Il Terminal container di Montesyndial rientra tra i principali progetti pianificati dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale (AdSPMAS) per potenziare il porto di Venezia. L’intervento riguarda la riconversione di un’ampia area industriale dismessa (circa 90 ettari in zona Porto Marghera) con la realizzazione di un nuovo terminal container onshore dotato di circa 1.600 metri di banchina continua e fondali di –12,0 m, capace di accogliere navi portacontenitori fino alla classe Panamax e di movimentare fino a 1 milione di TEU/anno. Il terminal disporrà di collegamenti stradali e ferroviari dedicati, integrandosi con i corridoi TEN-T e liberando altre banchine lagunari per usi diversi. Il progetto comprende inoltre la bonifica ambientale del sito (aree ex Montefibre e Syndial) e l’arretramento di 35 m della sponda sud del Canale Industriale Ovest (che verrà portato a 190 m di larghezza) con contestuale dragaggio del canale fino a –12 m. Il nuovo terminal è concepito per incrementare l’efficienza e la capacità del porto di Venezia nella gestione dei container, riducendo i costi logistici e aumentando la produttività. In particolare, la sua entrata in esercizio consentirà di:
Il soggetto attuatore è l’AdSPMAS, il cui Presidente è stato nominato Commissario straordinario per la realizzazione dell’opera. L’investimento complessivo è stato aggiornato a 428 milioni di euro, a seguito della revisione progettuale e dei rincari delle materie prime, ed è attualmente finanziato solo in parte (circa 293 milioni disponibili) attraverso fondi statali (leggi di bilancio 2021-23, Fondo opere indifferibili), risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR (Fondo Complementare) e stanziamenti propri dell’AdSPMAS. Il fabbisogno residuo in attesa di copertura è di circa 134 milioni.
Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale
Nei primi giorni di luglio 2024 è stato inaugurato l’avvio dei lavori del primo stralcio del terminal Montesyndial, i cui lavori sono stati attribuiti tramite gara nel 2023, e il cantiere è proseguito a ritmo sostenuto nel 2025. Al febbraio 2025 risultava confermato che i lavori al primo stralcio di Montesyndial sono già iniziati, in linea con il cronoprogramma commissariale. Durante l’anno si sono eseguite le opere di demolizione e preparazione dell’area e sono state attivate alcune lavorazioni opzionali previste dal contratto, come lo smaltimento delle terre da scavo in discarica autorizzata, per far fronte alle necessità emerse in corso d’opera. Nel novembre 2025 è stata segnalata la presenza sul campo dei primi operatori privati: ad esempio la società SDC (Servizio Doganale Containers) ha preso in affitto un nuovo magazzino di 2.000 m² nell’area ex Montesyndial, dichiarando di voler “dare sostanza alla fiducia nel progetto di riqualificazione” del porto e di farsi trovare pronta alle opportunità che il terminal porterà. Questo segnale conferma il clima di attesa positiva e l’interesse concreto degli operatori logistici verso la nuova infrastruttura.
Il primo stralcio del terminal (banchina di 1.400–1.600 m, allargamento canale e prime opere retro-banchina) è in costruzione con ultimazione prevista entro il 2026. In base al cronoprogramma aggiornato, il completamento di questa fase consentirà l’avvio operativo iniziale del terminal entro fine 2026. Parallelamente, è in corso la progettazione esecutiva del secondo stralcio, che comprenderà una nuova piattaforma intermodale retro-portuale per instradare le merci su ferrovia e strada. Tuttavia, per poter avviare questa fase risulta necessario un ulteriore stanziamento di risorse governative. Il Presidente-AdSP Di Blasio ha sollecitato nel 2025 il finanziamento statale del secondo stralcio, ribadendo che servono fondi per la componente ferroviaria e per un nuovo collegamento viario “che bypassi il nodo di Mestre, connettendo le aree portuali direttamente alle infrastrutture ferroviarie e autostradali nazionali”. Una volta ottenuta la copertura finanziaria, si prevede quindi: l’approvazione definitiva e l’appalto del secondo stralcio (piattaforma intermodale) e, a seguire, la realizzazione del terzo stralcio, che completerà i piazzali di stoccaggio, la viabilità interna e gli impianti di servizio del terminal.
Il costo totale dell’intervento previsto dal progetto preliminare del 2018 era di i 184.505.000 di euro. Tale costo è stato aggiornato a 428 milioni di euro circa.
Questa la copertura finanziaria:
35,15 milioni dal Fondo Complementare PNRR
92 milioni da leggi di bilancio
97,7 milioni dal Fondo Opere Indifferibili
68,15 milioni da altri fondi AdSPMAS
Sul fronte normativo, il governo ha riconosciuto la necessità di snellire le procedure: “stiamo aggiornando il decreto sui dragaggi, rendendolo più rapido e sicuro, e finalizzando il decreto su terre e rocce da scavo, semplificando prelievi, depositi e riutilizzo” ha dichiarato il Ministero dell’Ambiente nel 2025. Tali interventi regolativi dovrebbero accelerare le operazioni di escavo, bonifica e reimpiego dei sedimenti, mitigando i rischi di ritardi procedurali.
Dal punto di vista procedurale e tecnico-ambientale, il progetto ha scontato elevata complessità tecnico-amministrativa, legata soprattutto alle operazioni di escavo e bonifica in area lagunare. Le attività di dragaggio del canale (fino a –12 m) e di messa in sicurezza dei terreni inquinati rappresentano sfide critiche ma già integrate nel piano esecutivo: nel 2023 è stata ottenuta la conferma della validità del parere VIA ministeriale (5 maggio 2023) e nel 2024 l’AdSPMAS ha predisposto apposite lavorazioni contrattuali per lo smaltimento dei materiali di scavo in discariche autorizzate.
La copertura economica dell’intero progetto non è ancora completa. In particolare, a fronte di un costo aggiornato di circa 428 milioni, nel 2025 risultano disponibili finanziamenti per 293 milioni circa, includendo 35,15 milioni dal Fondo Complementare PNRR, 92 milioni da leggi di bilancio, circa 97,7 milioni dal Fondo Opere Indifferibili e altri fondi AdSPMAS, mentre restano da reperire circa 134–135 milioni. Questa carenza riguarda principalmente l’avvio degli stralci successivi (piattaforma intermodale e collegamenti) e non ha finora impedito il rispetto dei tempi per i lavori del primo stralcio, in corso secondo cronoprogramma grazie ai fondi già allocati.